Foto Massimo Telò · CC BY-SA 3.0 · ritaglio
La gabbia sospesa sopra via Cavour
Sulla facciata della Torre degli Acerbi resta una gabbia di ferro: dal 1576 esponeva i condannati sopra via Cavour, in piena vista della città.
Mantova, dopo il tramonto
In via Cavour, la torre medievale degli Acerbi conserva una struttura che da terra può sembrare un balcone annerito. È invece una grande gabbia di ferro, fissata in alto sulla facciata rinascimentale. La ricerca parte dalla base e risale il fusto fino a circa un terzo dell’altezza, dove le sbarre sporgono dal profilo dei mattoni verso la strada.
La torre fu costruita nel Duecento dalla famiglia Acerbi ed è alta circa cinquantaquattro metri. La Direzione generale Archeologia, belle arti e paesaggio data al 1576 il passaggio decisivo: il duca Guglielmo Gonzaga fece aggiungere la gabbia come carcere all’aperto, dove i condannati venivano esposti pubblicamente. Da allora il dispositivo di pena ha sostituito nel nome della torre la famiglia che l’aveva edificata.
La sera la gabbia emerge come una piccola geometria scura sulla muratura. Da Piazza Sordello si legge soprattutto il profilo della torre; entrando in via Cavour compare invece la facciata che porta le sbarre. Uno zoom o un piccolo binocolo separa la gabbia da aperture e mensole e rende leggibile una pena concepita insieme come reclusione, esposizione e monito pubblico. La strada è stretta e percorsa da veicoli, quindi l’intero confronto resta sul marciapiede.