Foto WhiskeyTangoFoxtrot · CC BY 2.0 · ritaglio
Tre giri sul toro della Galleria
Nel mosaico dell’Ottagono lo stemma di Torino è diventato un rito milanese: trovare il toro e capire perché tutti ruotano sullo stesso punto.
Milano, dopo il tramonto
Sotto la cupola della Galleria Vittorio Emanuele II, quattro mosaici rappresentano gli stemmi di altrettante città. Quello di Torino porta un toro; proprio lì, nel centro dell’Ottagono, il pavimento mostra il segno lasciato da generazioni di tacchi. La piccola esperienza consiste nel trovare lo stemma fra le vetrine e osservare il movimento prima ancora di imitarlo: una persona posa il tallone, ruota, lascia il posto alla successiva.
YesMilano descrive il gesto scaramantico come tre giri di tacco sugli attributi del toro. Il rito vive nella ripetizione pubblica più che in un’origine storica certa: generazioni di passanti hanno trasformato lo stemma piemontese in una delle azioni più riconoscibili del “salotto” milanese, consumando materialmente il punto su cui si concentra.
La sera accentua il contrasto fra la monumentalità ottocentesca della Galleria e questa superstizione minuta. Dal toro, un arretramento verso uno dei quattro bracci riunisce nello stesso campo il mosaico, la cupola di vetro e la fila spontanea che si forma attorno al rito. La scena è breve, coperta e accessibile senza entrare nei negozi; i tre giri rimangono un gesto scaramantico, non una promessa di buona sorte. Nei momenti affollati il movimento si svolge soltanto quando il punto è libero, senza interrompere il passaggio nell’Ottagono.