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Foto Latente Flickr · CC BY-SA 4.0 · ritaglio

Falena Nera · Misteri

L’orecchio di bronzo che ascoltava la strada

In via Serbelloni un orecchio di bronzo sporge dal muro: era un citofono e diede a Casa Sola-Busca il soprannome milanese Ca’ de l’Oreggia, ancora vivo.

in serata Osservazione esterna senza biglietto Casa Sola-Busca, via Serbelloni 10 · Quadrilatero del Silenzio

Milano, dopo il tramonto

Al numero 10 di via Serbelloni, accanto all’ingresso secondario di Casa Sola-Busca, il muro ha davvero un orecchio. Il bronzo non nacque come puro ornamento: funzionava da citofono, mettendo in comunicazione la strada con la portineria. Prima si riconosce il portale ad arco; poi, avvicinandosi, compare questo frammento anatomico incastonato nella muratura e rivolto verso la città.

L’edificio fu progettato da Aldo Andreani e costruito fra il 1924 e il 1927. Per anni l’orecchio venne attribuito ad Adolfo Wildt; MuseoCity registra però il ritrovamento, nel 2015, della data e della firma che ne riconducono la realizzazione allo stesso Andreani. La forma valse al palazzo il soprannome dialettale di Ca’ de l’Oreggia, “casa dell’orecchio”. Il citofono oggi non funziona più, ma il suo padiglione bronzeo è ancora al proprio posto.

Nel Quadrilatero del Silenzio, il confronto resta interamente sul marciapiede: prima il portale, poi l’orecchio e infine il resto della facciata. Una tecnologia domestica del Novecento appare come un volto incompleto, abbastanza memorabile da cambiare il nome popolare dell’edificio. Il citofono è fuori uso, quindi non c’è nulla da provare o azionare; il bronzo si legge dall’esterno, rispettando finestre e proprietà privata.

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