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Foto Razzairpina · Public domain · ritaglio

Falena Nera · Misteri

La fontana che ha perso Bellerofonte

Tre cannuoli, stemmi e nicchie vuote raccontano la fontana attraverso gli elementi rimasti e la statua rubata dopo il sisma.

in serata Spazio pubblico senza biglietto Fontana di Bellerofonte, Corso Umberto I · Centro storico

Avellino, dopo il tramonto

Dal marciapiede opposto di Corso Umberto I la Fontana di Bellerofonte si legge come una facciata teatrale rimasta senza protagonisti. In basso resistono i tre cannuoli; sopra, semicolonne, lapidi, stemmi e nicchie vuote dispongono una scena centrata su un tondo ormai spoglio. È lì che si trovava Bellerofonte nell’atto di uccidere la Chimera, la figura assente che continua a dare il nome al monumento.

Sistema Irpinia riferisce che la statua fu rubata dopo il terremoto del 1980. La stessa scheda data al 1669 la sistemazione commissionata dal principe Francesco Marino Caracciolo a Cosimo Fanzago, descrive i busti romani delle nicchie superiori e segnala che parte delle statue originarie è conservata nel Museo civico di Villa Amendola.

Il confronto cambia sullo stesso lato della fontana. Da vicino emergono bocche, iscrizioni e volute; tornando al punto più largo, il tondo centrale e le nicchie spogliate acquistano peso proprio perché mancano le figure. Il breve passaggio fra le due distanze ricostruisce così i diversi tempi del monumento: abbeveratoio pubblico, scenografia barocca, furti e ricollocazioni museali. L’acqua può essere ferma senza annullare questo confronto; strada e vasca restano fuori dal percorso pedonale.

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