Foto Davide "Dodo" Oliva · CC BY-SA 2.0 · ritaglio
Trovare Mikeze e Jakeze sopra il Municipio
Il meccanismo del Municipio scandisce Trieste dal 1876; oggi le copie bronzee di Mikeze e Jakeze battono la campana sopra piazza Unità.
Trieste, dopo il tramonto
La metà della piazza rivolta al Municipio offre il punto da cui isolare la torre centrale sopra il grande arco. Mikeze e Jakeze sono le due figure armate di martello ai lati della campana, molto più in alto dell’orologio. Le sagome si riconoscono a occhio nudo; lo zoom del telefono aiuta a distinguere martelli e corpi protesi verso il centro. Arretrando verso il mare, automi, campana e quadrante tornano a comporre un unico meccanismo sulla facciata.
L’itinerario architettonico del Comune di Trieste ricostruisce la nascita del palazzo: il progetto «Tergeste» di Giuseppe Bruni fu scelto dopo due concorsi e il nuovo Municipio organizzò il fronte della piazza attorno alla torre. Nel 1876 vi furono collocate le due figure di bronzo, battezzate dai triestini con i nomi già usati per gli automi dell’antica torre dell’orologio.
Una guida pubblicata dal Comune aggiunge il momento preciso in cui entrarono nella vita cittadina: gli automi realizzati da Fausto Asteo batterono per la prima volta la campana alle dodici del 14 gennaio 1876. Nel 1972 gli esemplari ottocenteschi furono sostituiti sulla torre da copie bronzee; il catalogo dei Civici Musei conserva la traccia degli originali, oggi esposti nel vestibolo del Castello di San Giusto.
La sequenza da seguire è semplice: prima il quadrante, poi i due battitori, infine la campana che li separa. La distanza cambia ciò che si vede. Sotto la torre prevalgono le sagome; più indietro, una piccola macchina civica emerge dentro la facciata monumentale e nel profilo della piazza sul mare.
Sul posto
- Il punto più chiaro è nella metà della piazza verso il mare, con la torre frontale; lo zoom aiuta a leggere i dettagli.
- Gli automi sono sopra il quadrante dell’orologio, ai due lati della campana.
- Sulla torre ci sono copie del 1972; gli originali ottocenteschi sono conservati al Castello di San Giusto.