Foto Lungoleno · CC BY-SA 4.0 · ritaglio
Le porte perdute del ghetto di Ferrara
Via Mazzini, Vignatagliata e Vittoria conservano la geografia del ghetto istituito nel 1626, le sinagoghe e la memoria della persecuzione novecentesca.
Ferrara, dopo il tramonto
Il ghetto di Ferrara non coincide con un solo edificio. Il MEIS colloca il perimetro istituito nel 1626 fra le attuali via Mazzini, via San Romano, via Vittoria e via Vignatagliata. Queste strade restano percorribili la sera anche quando musei, luoghi di culto e attività commerciali hanno concluso i propri orari.
Via Mazzini conduce alla sede storica delle sinagoghe. La ricostruzione di Ferrara Ebraica ricorda l’assalto fascista del 21 settembre 1941 e il rogo dei rotoli della Torah nella vicina piazza Trento e Trieste. La facciata diventa così una soglia fra continuità del culto e violenza novecentesca, senza che il passaggio serale venga confuso con una visita interna.
Via Vignatagliata aggiunge la storia dell’istruzione dopo le leggi razziali. Al civico 79 ebbe sede la scuola ebraica per gli studenti espulsi dagli istituti pubblici; la biografia comunale di Giorgio Bassani lega lo scrittore all’insegnamento in questo indirizzo. Via Vittoria completa la geografia del quartiere con il proprio tessuto di case e passaggi.
Il percorso collega perimetro, sinagoghe e scuola seguendo soltanto vie pubbliche. Le abitazioni restano luoghi vissuti e gli ingressi privati non diventano punti di sosta; MEIS e sinagoghe richiedono invece visite separate nei rispettivi orari.