Foto Ottantafame · CC BY-SA 4.0 · ritaglio
Il ponte di ceramica che ricucì Caltagirone
Il ponte seicentesco supera il dislivello urbano con una pelle di maioliche policrome, unendo infrastruttura e tradizione ceramica.
Caltagirone, dopo il tramonto
Su Via Roma, il Ponte San Francesco unisce due quote della città con una struttura che continua a svolgere la propria funzione urbana. Parapetti, superfici e inserti ceramici accompagnano l’attraversamento; nella direzione opposta emerge invece il vuoto superato dal ponte e il rapporto fra i due lembi del tessuto costruito.
Il dossier del Catalogo generale dei beni culturali attribuisce il progetto a Orazio Torriani nel 1627 e colloca il completamento nel 1665. La funzione era collegare l’area del mercato con l’espansione meridionale e il complesso francescano. La maiolica riveste quindi un’infrastruttura nata per ricucire la città, non un oggetto puramente ornamentale.
Il crepuscolo mantiene leggibili colore, ripetizione dei moduli e continuità del rivestimento. Più tardi la percezione si concentra sulla struttura, ma l’esperienza perde parte della sua specificità ceramica; per questo il passaggio trova il proprio momento migliore prima del buio pieno.
Il ponte è anche una strada attiva. L’intero confronto avviene dal marciapiede, nei punti che lasciano spazio al transito, senza affacci oltre il parapetto né discese in carreggiata per ottenere una vista frontale.