Foto Sailko · CC BY 3.0 · ritaglio
Il Nilo romano nel cuore di Napoli
Sfinge, putti e restauri distinguono il dio fluviale romano dalla leggenda napoletana del Cuorpo ’e Napule.
Napoli, dopo il tramonto
In Piazzetta Nilo, poco a est di piazza San Domenico Maggiore, una figura maschile seminuda è distesa su una roccia: è la personificazione romana del Nilo. La sfinge accanto al corpo rimanda all’Egitto, mentre i putti disposti intorno al dio rappresentano i rami del fiume. Il monumento è visibile dallo spazio pubblico e la sua composizione si legge meglio dal lato che riunisce volto, sfinge e figure infantili.
Il dossier storico del Comune di Napoli, conservato nell’archivio del web collega la statua alla comunità di mercanti e marinai provenienti da Alessandria d’Egitto, insediata nell’area già in età imperiale. Nel Medioevo il luogo era ricordato come Regio Nilensis. Dopo la partenza della comunità, la scultura fu sepolta e dimenticata, per poi riemergere nel Cinquecento priva della testa.
Proprio il torso acefalo alimentò l’identificazione popolare con una donna che allatta i figli della città, chiamata ’O Cuorpo ’e Napule. Questa è una rilettura leggendaria, distinta dal soggetto fluviale attestato. La testa oggi visibile fu aggiunta durante il restauro del 1657; anche il basamento è successivo e risale al Settecento. Di sera l’illuminazione della piazzetta permette di confrontare questi diversi strati senza salire sul monumento né oltrepassare eventuali delimitazioni.